Prepararsi psicologicamente all’emergenza

Prepararsi psicologicamente all'emergenza

“Quando la sua nave va a picco, l’uomo crede che l’universo sprofondi , e poiché gli mancano due tavole sotto i piedi, gli mancano al tempo stesso il coraggio e la ragione. Anche se in quel momento trova un gommone di salvataggio, non per questo è salvo : vi resta senza muoversi, nella contemplazione della propria miseria. E giá non vive piú.

Preso dalla notte, intirizzito dall’acqua e dal vento, spaventato dal vuoto, dal rumore o dal silenzio, gli bastano tre giorni per arrivare a morire.

Naufraghi delle leggende, vittime rigide e frettolose, io so che voi non siete morti per colpa del mare, che non siete morti per fame, che non siete morti per sete: sballottati sotto il grido dei gabbiani, voi  siete morti per spavento.

Così,  presto divenne una certezza per me: molti naufraghi muoiono ben prima che le condizioni fisiche  o fisiologiche siano divenute , di per se stesse, mortali.

Come combattere la disperazione, assassina più efficace e più rapida di qualsiasi fattore fisico?”

(tratto dal libro Naufrago Volontario di Alain Bombard)

Chiuso in casa come tanti per questa pandemia è ricaduto tra le mie mani questo interessante libro che mi ha portato alla mente delle analogie con il momento drammatico che stiamo vivendo e che puó risvegliare in noi angosce, mancanze di riferimenti, solitudine, lutti e  quant’altro. Nel nostro piccolo possiamo solo cercare di combattere con la coscienza che i nostri singoli atteggiamenti possono fare la differenza e mai come adesso aspettiamo istruzioni e notizie dal nostro “capitano”.

Quanti di noi si saranno ritrovati in un turno di guardia solitaria nelle fredde ore notturne a contemplare la scia della nostra barca e domandarsi: e se adesso cadessi in mare? Quante possibilitá avrei di sopravvivere? Se la barca colasse a picco saprei esattamente come affrontare i momenti piú critici? 

In questo articolo potrei snocciolare dati da manuale su quanto può resistere un essere umano in acqua nei diversi contesti e alle diverse temperature, ma chi come me si è fatto questa domanda ne conosce approssimativamente la risposta. La prima reazione istintiva è la paura, che se non affrontata può trasformarsi velocemente in panico. L’errore più grande sarebbe scacciare il pensiero giustificandosi con la classica frase “ma tanto a me non accadrà mai”. L’unico modo per esorcizzare la paura è prendere consapevolezza del pericolo, sia per ridurre al minimo le probabilità di incidente, sia per arrivare preparati alla situazione di emergenza.

Il briefing all’imbarco

Quando navighiamo con persone che non hanno esperienza risulta ancora piú importante la preparazione da parte del comandante con un briefing pre-imbarco. Ovviamente nessuno vuole spaventare amici ed ospiti all’inizio di una vacanza, ma perché le compagnie aeree spiegano prima del decollo le procedure di sicurezza? Non è solo per salvaguardarsi da possibili cause penali, credetemi. Non sará una perdita di tempo illustrare dove sono i salvagenti e come si indossano, dove si trova la scialuppa di salvataggio e come si usa, quali sono le buone norme per non cadere fuori bordo, l’ubicazione degli estintori e tante altre piccole accortezze, trasmettendo serietà e sicurezza. Dieci minuti dopo la partenza tutti avranno giá superato il piccolo trauma, navigheranno piú consapevoli di essere in buone mani e saranno consci di ció che dovranno fare nella remotissima ipotesi di un incidente.

Anche nel caso in cui navigassimo con equipaggio più esperto non bisogna mai dare nulla per scontato: è sempre bene ripetere le norme di sicurezza prima della partenza e affidare dei compiti specifici a ciascuno, per non creare ulteriore caos al  momento del bisogno.

Le esercitazioni di sicurezza

Quando è avvenuto il terribile incidente della Costa Concordia è venuta alla luce una serie di problemi nella catena del comando, nella comunicazione e nella divisione dei compiti tra i membri dell’equipaggio, presumibilmente perché era la prima volta in cui ci si trovava ad affrontare una situazione del genere. Mai fu più vero il detto “tra il dire il fare c’è di mezzo il mare”.

Il modo migliore per cui tutti quanti arrivino preparati al momento cruciale non è solo con le parole ma soprattutto mettendo in scena delle esercitazioni a cadenza regolare che simulino situazioni di emergenza come l’uomo a mare, l’abbandono nave e l’incendio. L’esercitazione permette di aumentare l’efficienza e la velocità dei tempi di reazione, e gradualmente allena il cervello ad assumere in automatico ai comportamenti virtuosi provati decine di volte. Si tratta di attività obbligatorie (o almeno lo dovrebbero essere) sulle grandi navi passeggeri e mercantili, ma è una pratica che è opportuno seguire anche sulle nostre barche a vela.

Personalmente in quanto comandanti dobbiamo allenare la nostra mente alla disciplina reagendo alla sana paura con la consapevolezza che stiamo seguendo i giusti protocolli. Questo fa di noi delle persone altamente responsabili in grado di rendere il piú sicuro possibile qualsiasi navigazione.

Nei prossimi articoli parleremo delle varie tipologie di attrezzature di sicurezza in commercio, come sceglierle e quali sono le particolarità tecniche che molte volte possono fare la differenza in una questione di sopravvivenza. 

Vi siete mai trovati ad affrontare una situazione di emergenza? In che modo vi siete preparati? Fatecelo sapere nei commenti!

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