Come scegliere e dimensionare le cime d’ormeggio

Quante volte passeggiando sul pontile abbiamo adocchiato cime d’ormeggio così piccole che tra un po’ parevano delle sagole? Eppure la sicurezza della barca in banchina deriva in gran parte dalla tenuta delle sue cime d’ormeggio, oltre che dall’azione dei fidati parabordi. In questo articolo scopriamo insieme tutti gli accorgimenti per dimensionare e scegliere il materiale adeguato per le cime d’ormeggio della nostra barca.

Le caratteristiche essenziali delle cime d’ormeggio

Le cime d’ormeggio svolgono una funzione diversa dal resto delle cime e manovre che abbiamo a bordo e devono avere delle caratteristiche uniche:

Carico di rottura: quello che ci interessa maggiormente di una cima d’ormeggio è che resista in ogni condizione metereologica. Il carico di rottura è indicato in kg, superati i quali la cima si spezza. Il carico di lavoro dovrebbe essere idealmente tra il 30% e il 40% del carico di rottura. Questi valori derivano essenzialmente dal diametro della cima e in secondo luogo dal materiale utilizzato.

Elasticità: la seconda caratteristica in ordine di importanza è la capacità della cima di assorbire i colpi e gli scossoni, che in ormeggio sono molto frequenti a causa di raffiche di vento e risacca e che a lungo andare danneggiano la galloccia e la cima stessa. L’elasticità dipende fondamentalmente dal materiale e dal tipo di costruzione della cima.

Resistenza ai raggi UV: una cima d’ormeggio soprattutto in inverno rimane esposta al sole per mesi di fila, quindi è importante che il materiale sia adeguato e non si deteriori nel tempo.

Dimensionare le cime d’ormeggio in base alla lunghezza della barca

La variabile che maggiormente influenza il carico di rottura di una cima è ovviamente il suo diametro.

C’è un detto molto semplice che circola tra le banchine per scoprire la dimensione minima delle cime d’ormeggio, basta trasformare la lunghezza della barca in millimetri e poi aggiungerne altri quattro (nel caso di una barca di 12 metri viene 12 + 4 = 16mm). Tenete presente che si sta parlando del diametro minimo, e che è buona norma sovradimensionare tutti quei componenti da cui dipende la nostra sicurezza, ad esempio l’ancora. Non bisogna d’altro canto esagerare troppo con il diametro perchè una cima sproporzionata potrebbe avere problemi a entrare nei passacavi e sotto le gallocce.

Tabella per dimensionare le cime d’ormeggio

Diametro cima14mm16mm18mm20mm22mm24mm28mm
Carico di rottura in kg2700360047005200580068007800
Lunghezza barca6/10 m8/12m10/14m12/16m14/18m16/20m18/24m

Come sono fatte le cime?

Come scegliere e dimensionare le cime d’ormeggio

In passato le cime erano intrecciate con fibre di origine vegetale come la canapa (e non quella che si fuma!). Mentre questi materiali si trovano ancora sulle barche d’epoca e sono uno spettacolo sia alla vista che al tatto, nel diporto ormai sono diffuse esclusivamente le fibre sintetiche.

La fibra più usata ed adatta per le cime d’ormeggio è senza dubbio il classico poliestere. Si tratta di un materiale con il miglior rapporto qualità/prezzo, con una buona tenacità e un’elasticità discreta, ed è infine molto resistente ai raggi UV.

Una possibile alternativa è rappresentata dal nylon, una delle prime fibre sintetiche apparse sul mercato. Il nylon ha il grande vantaggio di essere molto elastico (ha un coefficiente di allungamento che può raggiungere anche il 40%) ma d’altro canto è una cima molto meno duratura, che tende a irrigidirsi troppo con lo scorrere del tempo. Per una soluzione a lungo termine è da preferire il classico poliestere.

Un’altro aspetto di cui tenere conto è la struttura delle cime, ossia il modo in cui esse sono state intrecciate: ne esistono in commercio decine di tipi diversi, piane o a treccia, con calza o senza, e con un numero variabile di legnoli. Per non dilungarmi approfondirò sicuramente l’argomento in un altro articolo, per il momento posso dire che la cara e vecchia cima a tre legnoli è quella che si adatta meglio all’ormeggio, in quanto garantisce la massima elasticità e capacità di allungamento. Tuttavia anche tipi di cima più tradizionali sono perfettamente adatte a svolgere questo compito, per cui non correte a ordinare cime nuove!

Quante cime d’ormeggio servono a bordo?

Il mio maestro di vela quando ero ragazzo mi ripeteva sempre “una cima per un lavoro” quindi ripassando mentalmente le manovre d’ormeggio è relativamente facile arrivare al numero di cime richieste. Quando ci avviciniamo in banchina prepariamo le prime due cime a poppa a cui seguiranno due spring se abbiamo intenzione di fermarci a lungo. Nel caso di un ormeggio all’inglese invece appronteremo come minimo la cima di prua (o barbetta) e la cima di poppa (o codetta). Aggiungiamo due spring (dal buffo nome “batticulo”) e due traversini e le cime diventano sei. A queste possiamo aggiungere uno o due cavi di lunghezza superiore nel caso in cui volessimo portare una cima a terra mentre siamo in rada.

La lunghezza delle cime invece dipende in genere dalle preferenze personali e dalle caratteristiche del nostro ormeggio. Fermo restando che la larghezza conta più della lunghezza (come in altre situazioni nella vita!) come linea generale possiamo consigliare una lunghezza pari a quella della barca più qualche metro di riserva.

Prendetevi cura delle cime

Come scegliere e dimensionare le cime d’ormeggio

Come tutta l’attrezzatura di bordo anche le cime sono sottoposte a usura e vanno controllate di frequente. La parte più sensibile della cima è quella che scorre contro la bitta o l’anello in banchina, per proteggerla bisogna ridurre al minimo l’utilizzo di doppini in caso di sosta prolungata, preferendo una gassa con due cappi ben stretti. A tal proposito il secondo punto debole della linea d’ormeggio è proprio il nodo, che può ridurre il carico di rottura della cima fino al 30%.

Il metodo in assoluto da preferire per l’ormeggio invernale è effettuare sulla cima un’impiombatura con una redancia, da collegare in banchina tramite una molla da ormeggio (con un carico di rottura uguale o superiore a quello della cima) e due grilli di adeguate dimensioni. Con questo semplice accorgimento oltre a ridurre la frizione renderete l’ormeggio molto più silenzioso, sicuro ed elastico (le cime e le gallocce ringraziano).

Un ultimissimo consiglio: sciacquate spesso le cime d’ormeggio con acqua dolce e almeno una volta all’anno dategli una bella lavata in lavatrice!

E voi che cime avete scelto per le vostre barche? Fatecelo sapere nei commenti!

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